|
di Violetta
Luongo
Il Vesuvio: pittoresco, sublime, eroico, romantico, catastrofico,
orrido. La montagna fumante da sempre oggetto e soggetto di scritti e
dipinti, attira lo sguardo e l’interesse di tutti. In modo sempre nuovo
e originale pittori e poeti gli si avvicinano con pudore e con
timidezza, quasi reverenziale, per chiedergli di porsi da modello unico
e assoluto. Permesso concesso ad Annamaria Bova, artista napoletana,
allieva di Emilio Notte e di Emilio Greco, dei quali insegnamenti fa
tesoro rinnovandoli con una continua e serrata sperimentazione, passando
dalla ceramica, alla fotografia, al collage e all’assemblaggio e all’uso
di caratteri tipografici.
Oggi (venerdì 12 dicembre alle ore 19) l’associazione culturale Hde
(Piazzetta Nilo 7, Napoli) ne presenta la personale, fino al 10 gennaio
2009. In mostra ventidue pannelli neri in ordine decrescente: tutti “vesuvi”;
il più grande di 4,5 metri e a seguire i più piccoli, opere-collage
fatte con vari materiali e tecniche miste di tempera, caratteri
tipografici, lenti da vista in disuso, santini e mappe stradali.
Opere bidimensionali che fungono da bassorilievi, la cui volumetria e
plasticità sono visibili e chiaramente riconoscibili al tatto. Una
tematica non nuova per l’artista che si cimentò già nel 2006 in una
collettiva a Palazzo Roccella in cui si riconosceva, con differenti
sfumature e molteplici sentimenti, una potente e reciproca appartenenza
tra il vulcano e l’area metropolitana di Napoli.
Ora le opere esposte, grazie anche all’utilizzo delle lenti da vista,
richiedono una continua variazione di punti di osservazione e ipotesi
tematiche che tuttavia confermano l’intreccio di relazioni spaziali,
ambientali, paesaggistiche, emozionali, culturali, che da
quell’appartenenza traggono forza ed identità.
Significativo del suo fare arte è il continuo e sempre nuovo rinnovarsi
attraverso la ricerca di quei panorami così rapidamente assimilabili e
già ovunque fagocitati in cartolina, icona, spot, nuovamente reinventati
attraverso la gestualità del lavoro e le rappresentazioni di simboli,
misteri e luoghi comuni; riuscendo a ricreare quell’inafferrabile e
quasi impossibile riproduzione del Vesuvio in primi piani materici, con
colori, odori e vapori.
|