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Dedicare oggi una mostra antologica a
Mario Persico significa non solo rendere omaggio ad uno dei più
interessanti pittori napoletani, ma anche riflettere sulla storia
artistica di Napoli. L’esposizione, curata da Mario Franco, è promossa
dalla Regione Campania e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di
Napoli e organizzata da CIVITA. Negli anni Cinquanta Persico, con Mario
Colucci, Lucio Del Pezzo, Guido Biasi, fece parte del gruppo di artisti
che aderì alla corrente pittorica detta nucleare, che aveva il suo
maggior rappresentante nel milanese Enrico Baj. Dal 1959 al 1963 è stato
il redattore della rivista “Documento Sud”, un foglio di tendenza che
stabilì tra la città di Napoli ed il mondo dell’arte una fitta serie di
rapporti internazionali (con il gruppo Phases dell’artista e critico
Edouard Jaguer, animatore del Surrealismo rivoluzionario, con lo SPUR di
Monaco dello scultore Lothar Fischer che confluirà nell'Internationale
Situationniste e il BOA di Buenos Aires). Dal 1963 Persico cominciò un
percorso autonomo, una sorta di ritorno alla figurazione che
tesaurizzava le tecniche precedenti verso opere-strutture aperte, che
chiamò “praticabili”, poiché il fruitore poteva interagire con esse,
ampliandole o modificandole. Il ’63 segna anche la ripresa dell’attività
editoriale con la rivista “Linea Sud”. Su questa rivista Persico
pubblica anche alcune poesie che saranno raccolte e ristampate
dall’editore Guanda. Nel 1966 illustra la traduzione italiana di Luciano
Caruso dell’opera patafisica “Ubu Cocu” di Alfred Jarry.In Persico
l’interesse per le teorie patafisiche (una sorta di ironico ritorno a
quanto di esoterico rimane nel pensiero occidentale, secondo
l’insegnamento di Alfred Jarry, demone dell’assurdo e della derisione) è
una costante della sua opera. Fin dagli anni cinquanta Mario Persico
frequenta e collabora con Edoardo Sanguineti. Tra i momenti più
interessanti di questa collaborazione si possono annoverare le
scenografie e i costumi per l’opera Laborintus II di Sanguineti su
musiche di Luciano Berio, andata in scena alla Scala nel 1973. Più
recentemente ha firmato con Sanguineti, Dorfles e Pirella il “Manifesto
dell’Antilibro” ed ha realizzato nel 2001, alla Biennale di Venezia, due
“Bandiere della Pace” impagina nei modi della “poesia visiva” un testo
di Sanguineti. Ancora nel 2003 ha illustrato un “Omaggio a Goethe” e nel
2004, un “Omaggio a Shakespeare, nove sonetti”, con traduzioni di
Sanguineti. Dal 2001 è Rettore Magnifico dell’Istituto patafisico
partenopeo e stampa “Patapart” , una delle più belle, colorate - e
difficili da sfogliare - riviste d’arte contemporanea.
La mostra
Accanto alla tradizionale esposizione di opere - circa un centinaio di
opere dipinte più disegni e strutture mobili tridimensionali - la mostra
intende offrire al visitatore una serie di supporti e di documenti in
grado di disegnare il contesto storico-esistenziale delle opere stesse e
dell’ artista che le ha concepite. Apposite bacheche esporranno, quindi,
documenti testimoniali, riviste, manifesti collettivi di gruppi e di
movimenti che, staccandosi dalla vieta tradizione
oleografico-paesaggistica ottocentesca, si sono avvicinati alle
problematiche dell’arte contemporanea con lo scopo di ritrovare nella
città di Napoli la sua non sopita natura aperta e cosmopolita. Allo
stesso modo alcuni pannelli esplicativi forniranno notizie su tutte
quelle esperienze che hanno contribuito all’evolversi dell’arte a
Napoli, comprendendo le connessioni tra il lavoro creativo e l’ambiente
circostante, ovvero quella rete di relazioni sociali e culturali che
qualificano il cosiddetto tessuto civile della città. |