Inaugurazione della Mostra di Mario Persico - Castel dell'Ovo Napoli - 17 0ttobre 2007

 

Dedicare oggi una mostra antologica a Mario Persico significa non solo rendere omaggio ad uno dei più interessanti pittori napoletani, ma anche riflettere sulla storia artistica di Napoli. L’esposizione, curata da Mario Franco, è promossa dalla Regione Campania e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e organizzata da CIVITA. Negli anni Cinquanta Persico, con Mario Colucci, Lucio Del Pezzo, Guido Biasi, fece parte del gruppo di artisti che aderì alla corrente pittorica detta nucleare, che aveva il suo maggior rappresentante nel milanese Enrico Baj. Dal 1959 al 1963 è stato il redattore della rivista “Documento Sud”, un foglio di tendenza che stabilì tra la città di Napoli ed il mondo dell’arte una fitta serie di rapporti internazionali (con il gruppo Phases dell’artista e critico Edouard Jaguer, animatore del Surrealismo rivoluzionario, con lo SPUR di Monaco dello scultore Lothar Fischer che confluirà nell'Internationale Situationniste e il BOA di Buenos Aires). Dal 1963 Persico cominciò un percorso autonomo, una sorta di ritorno alla figurazione che tesaurizzava le tecniche precedenti verso opere-strutture aperte, che chiamò “praticabili”, poiché il fruitore poteva interagire con esse, ampliandole o modificandole. Il ’63 segna anche la ripresa dell’attività editoriale con la rivista “Linea Sud”. Su questa rivista Persico pubblica anche alcune poesie che saranno raccolte e ristampate dall’editore Guanda. Nel 1966 illustra la traduzione italiana di Luciano Caruso dell’opera patafisica “Ubu Cocu” di Alfred Jarry.In Persico l’interesse per le teorie patafisiche (una sorta di ironico ritorno a quanto di esoterico rimane nel pensiero occidentale, secondo l’insegnamento di Alfred Jarry, demone dell’assurdo e della derisione) è una costante della sua opera. Fin dagli anni cinquanta Mario Persico frequenta e collabora con Edoardo Sanguineti. Tra i momenti più interessanti di questa collaborazione si possono annoverare le scenografie e i costumi per l’opera Laborintus II di Sanguineti su musiche di Luciano Berio, andata in scena alla Scala nel 1973. Più recentemente ha firmato con Sanguineti, Dorfles e Pirella il “Manifesto dell’Antilibro” ed ha realizzato nel 2001, alla Biennale di Venezia, due “Bandiere della Pace” impagina nei modi della “poesia visiva” un testo di Sanguineti. Ancora nel 2003 ha illustrato un “Omaggio a Goethe” e nel 2004, un “Omaggio a Shakespeare, nove sonetti”, con traduzioni di Sanguineti. Dal 2001 è Rettore Magnifico dell’Istituto patafisico partenopeo e stampa “Patapart” , una delle più belle, colorate - e difficili da sfogliare - riviste d’arte contemporanea.


La mostra


Accanto alla tradizionale esposizione di opere - circa un centinaio di opere dipinte più disegni e strutture mobili tridimensionali - la mostra intende offrire al visitatore una serie di supporti e di documenti in grado di disegnare il contesto storico-esistenziale delle opere stesse e dell’ artista che le ha concepite. Apposite bacheche esporranno, quindi, documenti testimoniali, riviste, manifesti collettivi di gruppi e di movimenti che, staccandosi dalla vieta tradizione oleografico-paesaggistica ottocentesca, si sono avvicinati alle problematiche dell’arte contemporanea con lo scopo di ritrovare nella città di Napoli la sua non sopita natura aperta e cosmopolita. Allo stesso modo alcuni pannelli esplicativi forniranno notizie su tutte quelle esperienze che hanno contribuito all’evolversi dell’arte a Napoli, comprendendo le connessioni tra il lavoro creativo e l’ambiente circostante, ovvero quella rete di relazioni sociali e culturali che qualificano il cosiddetto tessuto civile della città.