|
foto di Nando
Calabrese
Il crollo dell'ingresso originario (di
cui restano soltanto gli stipiti) e della prima parte della galleria
permette di osservare immediatamente, come in sezione, la forma
trapezoidale dell'antro, scandita dalla luce filtrante da sei aperture
sul lato occidentale. Il taglio trapezoidale risale forse alla seconda
metà del IV sec. a.C.; a una fase successiva è invece da attribuire
l'abbassamento del piano pavimentale con un taglio più stretto del
precedente e di andamento verticale, che portò l'altezza della galleria
agli attuali m. 5.
L'aspetto arcaico di questo dromos e il confronto con le descrizioni di
Virgilio e di altri autori antichi ne favorirono l'identificazione con
il mitico antro sede della Sibilla Cumana; recentemente, tuttavia, esso
è stato interpretato come struttura difensiva. A sostegno di
quest'ultima ipotesi vi sono la posizione della galleria posta sotto la
sella che unisce l'acropoli con la collina meridionale, l'analogia con
altre strutture difensive di ambiente magnogreco; il confronto, infine,
con le testimonianze antiche che riguardano la costruzione di
fortificazioni. Si tratterebbe dunque di una difesa avanzata, parallela
alla linea delle sovrastanti fortificazioni e a quella della costa.
Percorso il primo tratto privo di copertura, si entra in un lungo
corridoio (m. 131,20) scavato nel tufo con andamento perfettamente
rettilineo. Anticamente esso riceveva aria e luce da alcuni pozzi, in
parte ancora visibili. Nella parete occidentale (a destra) si aprono, a
intervalli quasi regolari, nove bracci; di questi, sei sono comunicanti
con l'esterno e tre chiusi. Verso la metà del percorso, sulla sinistra,
è un braccio articolato in tre ambienti rettangolari disposti a croce,
usati in età romana come cisterne; esse erano rifornite da un canale di
alimentazione, le cui tracce sono ancora visibili lungo la parete
sinistra della galleria. Sul fondo delle cisterne alcune casse in
muratura e fosse sepolcrali indicano che questa parte della galleria
svolse in età cristiana funzione di catacomba. Alla stessa epoca risale
anche un arcosolio, visibile poco più avanti lungo il corridoio. Si
giunge, infine, in una sala rettangolare. Da qui un vestibolo a
sinistra, anticamente chiuso da un cancello (come mostrano i fori degli
stipiti sui banchi esterni), introduce in un piccolo ambiente, che si
suddivide ulteriormente in tre celle minori disposte a croce. Questa
stanza è stata interpretata come l'oikos endotatos in cui la Sibilla,
assisa su un trono, avrebbe pronunciato i suoi vaticini. La copertura a
volta ha fatto però ipotizzare per la sala una datazione alla tarda età
imperiale.
Usciti dall'Antro della Sibilla e proseguendo sulla sinistra si può
raggiungere, accanto alle scale che conducono all'acropoli, una terrazza
panoramica dalla quale è possibile osservare la zona occupata
dall'antico porto di Cuma.
Sul lato est della terrazza sono visibili i resti della sistemazione di
età tardorepubblicana e augustea dell'esterno dell'Antro della Sibilla.
Si tratta di una parete in opera reticolata con ammorsature in tufelli
scandita da 10 arcate cieche, la prima metà in quasi reticolato e le
rimanenti in reticolato di ottima fattura. Sulla sinistra si nota un
pozzo in quasi reticolato in corrispondenza della terza arcata cieca.
All'altezza del dromos vi sono un altro pozzo in reticolato e una scala
a doppia rampa, dietro la quale si riconoscono muri in blocchi di tufo e
tegole di età tarda. Probabilmente, la risistemazione va messa in
relazione con le attività del sottostante porto. |